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LA COMUNIONE FRATERNA

Uno dei pilastri su cui si fonda il nostro cammino, per essere autentico è la comunione fraterna. Su questo occorre verificarsi seriamente, "guardando in faccia le cose" con coraggio. Prima che dai fratelli o dal gruppo, è necessario iniziare da noi stessi, esaminando prima di tutto il nostro cammino personale, perchè siamo noi le persone chiamate a essere pietre vive che costruiscono la comunità carismatica, e se siamo testimonianza con la nostra vita, ne viene di conseguenza che gli altri ci seguiranno. Come del resto ha fatto Gesù con noi. Questa riflessione perciò vuole essere prima di tutto un "guardarci dentro" e quindi un permettere al Signore di piegare ciò che vi è di rigido che possa impedirgli che possa impedirgli di fare del nostro grupp ouna comunità carismatica.
Ognuno di noi porta dentro di sè qualcosa che non è ancora perfettamente in sintonia con il progetto di Dio e allora vogliamo essere audaci nel riconoscerlo, per arrivare a dire, non solo a parole ma con tutta la vita: Gesù è il Signore!

UN COME CHE FA LA DIFFERENZA
La comunione fraternza è la prima condizione indispensabile per consentire a Dio di donare carismi alla comunità. Ma che cos'è questa comunione fraterna? C'è una parola che gesù ha detto: "Io sono con voi tutti i giorni...". E veramente lui è in comunione con noi. Ma noi? Ma io? La comunione fraterna deve essere espressione della risposta a questa domanda: io dove sono? Che Gesù sia con noi non abbiamo dubbi, ma il problema è: dove sono io? La comunione fraterna non è un semplice "stare insieme", perchè potremmo stare insieme senza fare comunione fraterna. In Atti 2,1 leggiamo: "...si trovavano tutti insieme nello stesso luogo...". Allora ritorna la domanda: io dove sono?
Il libro degli atti sottolinea che i discepoli "si trovavano insieme" e poi aggiunge: "nello stesso luogo". Noi potremmo dire che questa precisazione è scontata: se stavano insieme erano anche nello stesso luogo! Allora davanti a questa Parola, mi sono domandata: Signore, noi potremmo stare insieme nello stesso luogo? Un passo del Vangelo di Giovanni (Gv 17, 21.23) ci dà un'indicazione specifica di questo luogo: "Come tu Padre, sei in me e io in te, siano essi una cosa sola [...] perfetti nell'unità". Perciò questo stesso luogo è il luogo del come di Gesù. Gesù è "nel Padre" in una comunione perfetta di cuori. E' questo il luogo in cui egli chiede che io incontri i miei fratelli, dove davvero possiamo dire che facciamo esperienza di vita carismatica. Fuori da "questo luogo" siamo degli illusi. Facciamo preghiera, ma questa non diventa vita.
Allora, fratello, sorella, voglio lasciare una domanda nel tuo cuore: quando ti incontri con i tuo fratelli, in quale luogo ti trovi? Ti trovi con te stesso/a, con i tuoi progetti, con i tuoi giudizi, i tuoi schemi, i tuoi rancori, le tue mancanze di perdono, il tuo bisogno di emergere, di sentirti qualcuno oppure ti trovi come Gesù, "tu in me e io in loro", una cosa sola con i tuoi fratelli, dando la vita fino a morire?
Fare comunione fraterna è vivere questo "come" di Gesù fino alla perfezione. Questo "come", mi indica una meta altissima e cioè che il mio stare con i fratelli deve avere uno stile divino. Ma questa capacità non viene dall'uomo. Il nostro cuore umano non sa realizzare lo stare con i fratelli "come" Gesù vuole; ed è per questo che invochiamo sempre il dono dello Spirito Santo che è Spirito d'amore! La nostra capacità di amare è malata, ed è per questo che non siamo capaci di amare "come" il Padre e Gesù si amano. E' necessario pertanto verificare di frequente l'autenticità del "come" stiamo in comunione fraterna, perchè potremmo rischiare di sentire per noi il rimprovero di cui parla il profeta: "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me".

UN PROBLEMA DI CUORE
Sappiamo che i carismi sono donati per l' edificazione della comunità ecclesiale, di conseguenza ognuno di noi deve essere autenticamente pietra viva diquesto edificio spirituale. Ma se io non sono nel "come" di Gesù, non posso esserlo. In realtà costruisco solo il "mio" edificio. Frae comunione fraterna, allora, significa "accogliere" i fratelli, non solo dando festosamente il benvenuto (certo anche questo serve), ma col cuore. Accogliere è fare spazio nel mio cuore alle diversità che ci sono fra noi. Anche quando questo mi costringe a morire a me stesso per farmi obbediente come Gesù. "Come io in te e tu in me", mi dice Gesù quando io accolgo mio fratello.
Allora guardiamoci dentro: è vero che io accolgo mio fratello così? Gesù mi ricorda un'altra verità: "Qualunque cosa hai fatto a uno di questi piccoli, l'hai fatto a me". Che significa questo? Ad ogni incontro di preghiera la sua voce mi ricorda: "lo fai a me". Chiediamo perciò aiuto per entrare in questo nuovo stile di comunione fraterna. Specchiamoci nella Parola di Dio, scopriamo che la comunione fraterna non è un'alternativa, non una possibilità ma una tappa obbligatoria. "Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri" (Gv 15,17). Senza comunione fraterna non c'è vita carismatica. Questo era lo stile della comunità che troviamo descritta negli Atti degli Apostoli, dove "mettevano ogni cosa in comune...", prima di tutto il cuore.

MEDIANTE LA CARITA' SIATE A SERVIZIO GLI UNI DEGLI ALTRI
La comunione fraterna è la meta di un cammino una conquista per la quale prima di tutto dobbiamo lavorare su noi stessi prendendo a modello Gesù. Come ha vissuto Gesù la sua comunione fraterna? L'evangelista Giovanni scrive: "... dopo aver amato i suoi li amò sino alla fine" (Gv 13,1). E' questo il salto di qualità che oggi il Signore ci chiede. Dopo aver amato i suoi fratelli nel gruppo, fino ad oggi, amali ancora sino alla fine, amali con il "come" di Gesù, cioè fa oggi un salto di qualità. Fino ad oggi forse li hai amati; ora amali "sino alla fine". Perditi in loro, perchè chi avrà perso la sua vita la troverà. Perdendomi nei mie fratelli, io ritrovo me stesso!
Gesù dice ancora: "Vi ho dato l'esempio, perchè come ho fatto io facciate anche voi" (Gv 13,15). Viene da domandarsi: qual'è, Signore, l'ostacolo ad amare come tu ami me? E il Signore ci fa capire che l'ostacolo è il nostro modo di amare. Ci sono infatti diversi tipi di amore a cui è opportuno accennare per verificare quali di essi è presente in noi. Solo dopo chiederemo al Signore di guarire il nostro cuore malato.
Il primo modo di amare è quello sensibile, istintivo: "ti voglio bene perchè mi sei simpatico, perchè la pensi come me, abbiamo gli stessi ideali...". Questo modo d'amare e per tutti, ma si tratta di un amore che non da meriti. Ve n'è poi un secondo che è l'amore di volontà: "Voglio amarti perchè il Signore me lo chiede". Mi sforzo con tutto me stesso, anche se avolte cado. Questo è un amore gradito a Dio, perchè io piego la mia volontà alla sua. Il terzo modo di amare è quello di Gesù: "Amate come io vi ho amato".
Per la verifica devo chiedermi allora a che punto sono. Forse sono ancora fermo all'amore sensibile o a quello di volontà? Non devo avere paura a riconoscere la mia debolezza, a guardarmi nella verità. Lasciamo perciò che la Luce ci illumini e poi invochiamo la potenza dall'alto per diventare capaci di amare come Gesù. Come tu ami me! Chediamo con forza al signore di rinnovarci nella nostra capacità di amare e lasciamo che lo Spirito trasformi il nostro cuore. Cammineremo allora sulla strada giusta, perchè avremo capito che il vero problema nel fare comunione non è mio fratello/mia sorella, ma inizia da me, che forse non ho ancora imparato a dare la vita.

(Articolo di Silvia Arteconi tratto dalla rivista Rinnovamento del Febbraio 2000)